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È iniziata la caccia a Bagnai

Alberto Bagnai, Presidente della Commissione finanze del Senato

La candidatura del più autorevole economista No Euro alla carica di Ministro per gli affari europei, sta scatenando un’ondata di panico in seno al clero mediatico europeista. Dando inevitabilmente il via, alla solita squallida macchina del fango.

 

E’ iniziata la caccia alle streghe. O, per meglio dire, la caccia al senatore. Un meccanismo ampiamente prevedibile, che segue un copione ormai tristemente acclarato. Un meccanismo normale nel paese in cui – vuoi per uno stato di inerzia generale, vuoi per inadeguatezza strutturale della propria agenda politica – i partiti tradizionalmente deputati a svolgerla, hanno ceduto completamente le redini dell’attività di opposizione al ceto mediatico.

Così facendo gli operatori dell’informazione, il cui retroterra è inevitabilmente influenzato da quel processo di egemonia culturale che ha fagocitato il settore negli ultimi decenni, si sono sentiti in dovere di vestire i panni che la socialdemocrazia (parlare di sinistra sarebbe inappropriato) italiana ha totalmente dismesso. Una perversa deformazione che implica anche la costruzione di quelle fastidiose macchine del fango utili per screditare gli avversari, ammantate di un’aura di cronaca o analisi politica. E non poteva certo rappresentare un’eccezione una delle notizie del momento provenienti dal proscenio esecutivo: la forte candidatura di Alberto Bagnai alla carica di Ministro per gli affari europei.

 

Una scelta inaspettata

Se le indiscrezione dovessero trasformarsi in realtà, si tratterebbe di un inaspettato colpo di scena: un vero e proprio capovolgimento di fronte rispetto alla linea di condotta fin qui rispettata dalla porzione verde del governo. Una scelta peraltro non esente da rischi, che potrebbe anche rappresentare l’ultima spiaggia utile per riconquistare appeal nei confronti della platea euroscettica.

Una platea delusa dal Carroccio per via di un tangibile ammorbidimento nei confronti delle istituzioni europee (riscontrabile nella trattativa sul rapporto deficit/Pil nel 2018 e nella passiva accettazione delle sanzioni economiche verso alleati strategici come Russia ed Iran), ma probabilmente anche delusa dallo scarso apporto comunicativo di Bagnai nell’invertire questa rotta meno belligerante del previsto.

 

La macchina del fango

Il tweet incriminato

 

In questo senso, investire il più importante e rinomato economista No Euro dello stivale di quella carica che consente di andare a trattare direttamente con la Commissione di Bruxelles, sarebbe una risposta molto forte; se non altro, almeno dal punto di vista simbolico. Un’eventualità che naturalmente sta mandando in tilt gran parte della stampa, scatenando veri e propri attacchi di panico in tutto l’ambiente dell’europeismo liturgico

Peccato però che la preparazione, le competenze tecniche, la sicurezza nei propri mezzi e la dialettica insolitamente elegante dell’accademico fiorentino costituiscano un grosso limite alla pianificazione di una adeguata critica nel merito, il più possibile slegata da pregiudizi ideologici. Motivo per il quale, è iniziata la caccia al senatore, con tutti gli stratagemmi più subdoli ed eticamente ripugnanti ai quali il giornalismo contemporaneo ci ha sfortunatamente abituato. Da “maestro di cembalo” (come se fosse un’offesa), a kamikaze (Repubblica), fino ad una squallida strumentalizzazione operata da Giornalettismo, in cui si affibbia (strumentalizzando un vecchio tweet in cui Bagnai indicava lo sfruttamento del lavoro come uno dei principali obiettivi dei lager) all’attuale Presidente della Commissione finanze del Senato una minimizzazione dell’Olocausto. Purtroppo, nulla di nuovo sotto il sole del clero mediatico italiano.

Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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