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Dal Governo populista al Governo giallofucsia globalista

La mia tesi è che l’ordine di staccare la spina al governo gialloverde sia arrivato dall’alto. E da più parti. Dalla Ue, senz’altro: la quale da subito prese di mira il laboratorio populista gialloverde.

di Diego Fusaro

Si veda ad esempio il penoso dialogo di Conte con la Merkel, in cui le chiede che fare, e si veda ancora il penoso voto dei 5Stelle alla Von Der Leyen, vestale del liberismo targato Ue. L’ordine è anche arrivato dagli Usa, che mal sopportavano questo laboratorio populista, aperto al sociale e disposto a guardare oltre rispetto a Washington (Russia, Cina, Venezuela).

Qual era, del resto, il reale motivo del viaggio americano di Salvini, giusto appunto poco prima di dare il via allo psicodramma collettivo che è culminato nell’implosione gialloverde? Alla fine, sia Salvini, sia Di Maio, sia Conte hanno tutti – sottolineo tutti – fatto in modo che l’esperienza gialloverde crollasse. Hanno con ciò rivelato che era esplosiva e incontrollabile per i padroni del vapore. E hanno insieme rivelato di non essere loro del tutto incontrollabili.

Matteo Salvini in visita ufficiale negli Stati Uniti

Se ci pensate

Salvini non aveva alcuna reale ragione per fare quello che ha fatto: era un gesto anzitutto contro la Lega il suo (oltre che ovviamente contro il laboratorio gialloverde in sé). E infatti ora la Lega si troverà all’opposizione. Era, dunque, un gesto che solo si spiega in nome di ordini superiori, che non conosciamo, ma senza i quali resta sine ratione la scelta di Salvini. Meglio fare qualcosa per il Paese, come stavano facendo con il 5Stelle, o fare solo opposizione, come sarà la Lega ora costretta a fare? Una parte della mia previsione si è comunque già avverata: la fine del laboratorio gialloverde porterà al ritorno di destra e sinistra, con vittoria egualmente garantita per il partito unico del capitale.

E con ovvio riallineamento del 5Stelle con le sinistre fucsia cosmopolite e della Lega con le destre liberiste. E ora infatti sta per nascere il governo giallofucsia, con Pd e 5Stelle. Più Europa e più onestà, questo sarà il motto. I pilastri dell’ordine globalista saranno rispettati appieno: liberismo in economia, subalternità a Ue e Washington (ben sottolineata da Conte nel suo discorso), abbandono di ogni populismo (era il cuore del discorso di Renzi, rivolto obliquamente a mo’ di avvertimento ai 5Stelle), rinunzia a ogni figura della sovranità nazionale, da Conte liquidata come pericoloso sovranismo e come “sterili ripiegamenti identitari”.

La Lega

per parte sua, mi pare essa stessa in un vicolo cieco: nemica di Bruxelles, ma subalterna a Washington; nemica del cosmopolitismo, ma piegata al liberismo. E, infatti, per l’economia il nome fatto dalla Lega non era quello del saggio Bagnai, keynesiano, bensì del liberista impenitente Giorgetti. E proprio ieri Paolo Savona, per incidens, proponeva candidamente (“stop a sanità gratis per chi può pagare”) di distruggere di fatto il sistema sanitario, base del welfarismo italiano.

Insomma, il modello è la Thatcher, non Keynes. In conclusione, a mio giudizio non se ne esce. La partita è chiusa. Qualsiasi mossa sarà fatta, vincerà il banco del partito unico del capitale. La sola variabile imprevedibile è la genesi di un movimento di massa che sia populista, sovranista e socialista, ispirandosi alle esperienze bolivariane dell’America Latina. Che invochi la sovranità come base per la democrazia e i diritti. E che invochi il popolo come titolare della sovranità. Per ora, questo movimento manca. E, alla luce della tragedia che si è consumata in questi giorni con il crollo gialloverde, non possiamo non fare nostre le parole di un’antica canzone, cantata dai contadini tedeschi sopravvissuti alla sconfitta nella battaglia di Frankenhausen (1525):

Torniamo a casa sconfitti. I nostri figli combatteranno meglio di noi

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