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Il Coronavirus eclisserà i dibattiti sull’inquinamento

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Molto spesso nei dibattiti  scientifici recenti la diffusione del Coronavirus è stata accostata a problematiche riguardanti l’ecologia e l’inquinamento.

La letale propagazione di questo virus trova le sue origini in una crescente compenetrazione tra il mondo umano e quello animale, favorevole alla circolazione del virus. Questa trasformazione deriva dal collasso degli ecosistemi, che porta gli animali portatori di malattie a stabilirsi vicino alle aree di abitazione umana. Oltre che una buona pianificazione per limitare i danni legati all’economia, sarà quindi necessaria un’altra pianificazione: quella volta a cercare di ripristinare gli equilibri ambientali.

Una boccata d’aria per la Terra

Il Financial Times ci ricorda, attraverso dati molto specifici, come in tutto il mondo i livelli di inquinamento siano calate rapidamente. Le misure di contrasto all’epidemia hanno avuto effetto non solo contro sul virus, ma sull’intero pianeta. Anche se è solo un risultato temporaneo e ha un enorme costo umano. Gli aerei rimangono a terra, il traffico automobilistico è stato molto basso  e le industrie sono rimaste a lungo chiuse.

Una stima del governo degli Stati Uniti ha previsto per il 2020 un calo delle emissioni del 7,5%. Secondo la società di consulenza francese Sia Partners, invece, nell’Unione europea le emissioni si erano ridotte del 58% prima della graduale riapertura.

Le grandi industrie nelle mani dei governi

Nei paesi capitalisti raramente le imprese sono state così dipendenti dalle politiche pubbliche come in questo momento. Molte grandi industrie hanno bisogno dell’aiuto dello stato per sopravvivere. I governi tengono in pugno l’industria automobilistica, quella delle compagnie aeree e l’industria petrolifera, che si ritrova con centinaia di barili di greggio invenduti, proprio come tenevano in pugno le banche nel 2008.  Son già stati forniti ingenti aiuti. Il governo britannico ha concesso a EasyJet un prestito da 600 milioni di sterline e gli Stati Uniti il primo piano di aiuti prevede 25 miliardi di dollari per le compagnie aeree.

E’ presto per esultare

I buoni risultati raggiunti fortuitamente sul piano delle emissioni, rischiano di essere solo temporanei. Il rischio è che la pandemia, che probabilmente dominerà il dibattito pubblico per mesi, se non per anni, finisca per eclissare qualsiasi dibattito legato all’ambiente. I negoziati sul clima sono già stati posticipate e nuove importanti iniziative rimandate, come la conferenza sul clima delle Nazioni Unite a Glasgow in programma a novembre.

Donald Trump ha in programma la cancellazione delle leggi contro l’inquinamento e, in Europa, la legge sul clima proposta da Ursula Von Der Leyen, che prevede l’impegno ad azzerare le emissioni nette entro il 2050 si è arenata nel parlamento europeo.

Una nuova pianificazione urbana

Come suggerisce il The Guardian, sicuramente un contributo molto importante potrebbe anche fornirlo un modo diverso di vivere in città. Durante la pandemia molti hanno scoperto quanto siano superflui alcuni spostamenti. I governi possono partire da questa nuova consapevolezza investendo in nuovi spazi pedonali e ciclabili. La necessità di una migliore pianificazione urbanistica è evidente, che conceda più spazi agli esseri umani anziché alle auto.

In definitiva, l’impatto complessivo del virus sul cambiamento climatico sarà determinato dal tipo di provvedimenti che saranno presi per salvare l’economia. Le misure prese per arginare la crisi finanziaria del 2008, che prediligevano attività ad alto consumo di energia, hanno provocato un aumento delle emissioni. È la seconda grande occasione che abbiamo per un futuro migliore. La prima è stata sprecata, non sappiamo quante altre ne avremo.

 

 

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Di Jacopo Ghigo

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