Home / Affari di Palazzo / Da Cazzullo a Vecciarelli, quei disertori che piacciono al Quirinale

Da Cazzullo a Vecciarelli, quei disertori che piacciono al Quirinale

Il sopravvalutato Aldo Cazzullo che vuole bianchettare l’eroismo di Gabriele D’Annunzio dalle pagine di storia. Un inquietante Capo di Stato maggiore che nega l’utilità dei confini statuali. Il tutto condito dall’immancabile incitamento del Presidente della Repubblica a cedere ulteriori porzioni di sovranità all’Unione europea “garante di pace”.

L’Italia decide di celebrare così i 100 anni trascorsi dalla fine del primo conflitto mondiale. Cento anni, tanto è bastato, per cancellare dal ricordo di alcune persone i motivi che hanno spinto i popoli europei a darsi battaglia per quattro anni. Strane dimenticanze attanagliano la mente e i neuroni di chi, invece, è solito richiamare fantasmi del passato al fine di evitare un loro ritorno nel futuro.

Un Cazzullo qualsiasi può svilire la figura del più grande poeta italiano del ‘900

E questo atteggiamento così strafottente nei confronti di quella storia passata è proprio la più efficace miccia per riaccendere quei fantasmi che si potrebbero invece evitare senza troppi problemi. Perchè quel giornalista del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo, che svilisce in maniera gratuita la figura di Gabriele D’Annunzio fa al pari di quel senatore leghista (Calderoli) che indossò una maglietta scabrosa del profeta Maometto. La rivolta contro Gheddafi a Bengasi fu il risultato del secondo sciagurato gesto. Chissà, invece, quali conseguenze porterà il primo.

“Ebbe un ruolo molto importante nel trascinare il nostro Paese nel macello della prima guerra mondiale”

Così si esprime la pennina del Corsera in riferimento a uno dei più grandi personaggi italiani della storia del ‘900. Una panzana storica di dimensioni così grosse da aver fatto scomodare pure un diretto discendente del Vate, il nipote Federico D’Annunzio di Montenevoso, che, con tono elegante e pacato, ha fatto notare l’assurdità dell’affermazione di Cazzullo.

Il battaglione che partì per il volo su Vienna con al centro Gabriele D’Annunzio

L’impresa di Fiume in realtà è solo un “pasticcio”

Il MAS dannunziano protagonista dell’impresa di Buccari

Eppure, invece che chiedere scusa e farsi da parte, l’articolista del Corsera ha rincarato la dose, citando episodi storici che avrebbero visto D’Annunzio come ispiratore di attacchi suicidi e senza speranza. Sulla fallacia di questa fantasiosa ricostruzione storica ha già risposto Giordano Bruno Guerri sulle pagine de Il Giornale.

Più ancora della fake storica servita con la spocchia dell’alunno saccente e impreparato, stupisce l’assoluta disparità di narrazione fornita da Cazzullo. Come può un giornalista che si vuole professionista dare un giudizio così tranchant su un personaggio, omettendo apertamente tutti gli episodi più noti ed eroici del poeta? Cazzullo dimentica o svilisce il volo su Vienna, le missioni in prima linea con il sottomarino MAS, nonché l’impresa fiumana. Stando così le cose forse sbagliamo noi a chiamare Cazzullo professionista e anche giornalista.

“Difendere i confini non è più necessario”, l’altra perla buonista

Voltando pagina ci imbattiamo poi in un fenomeno unico nel suo genere: un soldato in carica che nega la funzione primigenia di un esercito. Così il nuovo Capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli ha apertamente detto che “difendere i confini non è più necessario”. Una dichiarazione simile da un alto rappresentante dell’esercito equivale a un medico che confessa al proprio paziente l’inutilità delle cure assunte sinora e che ne hanno garantito la sopravvivenza. Perchè tale dichiarazione non solo è antistorica ma è offensiva per quei ventenni che hanno versato sangue e dato la vita per la costruzione dello Stato in cui viviamo oggi. Perché la costruzione di uno Stato nasce anzitutto dalla definizione dei suoi confini.

Forse Vecciarelli intendeva ingenuamente riferirsi alla presenza di un’istituzione più grande degli Stati, ovvero l’Unione europea, che dovrebbe oggi garantire i confini di tutti. E sta proprio qua l’antistoricità dell’affermazione. Perchè mai come oggi la struttura europea sembra sul punto di crollare. Non sembrerebbe poi così inutile la difesa delle frontiere esterne, mediterranee, quando uno Stato in teoria amico, come Malta, non risponde ai continui solleciti della Guardia costiera italiana. Non dovrebbe nemmeno essere così inutile presidiare i confini europei, a fronte dei ripetuti sconfinamenti della gendarmerie francese in territorio italiano. Così come l’esercito austriaco piazzato sul Brennero a presidio del confine con l’Italia riderebbe e non poco nel sentire l’affermazione di Vecciarelli.

La polizia austriaca al Brennero…i confini non esistono?

Mattarella insiste per cedere altre porzioni di sovranità

Confini che non esistono ed eroi che non erano tali. I 100 anni dalla fine della guerra si celebrano con il negazionismo più sfacciato. Eppure il proliferare di questo atteggiamento non è casuale, è figlio di una continua legittimazione di tali scemenze fatta al più alto livello istituzionale. Musa ispiratrice per Cazzullo e Vecciarelli è stato infatti il Capo dello Stato che, anche durante le celebrazioni dei cento anni dalla vittoria italiana nella Grande Guerra, ha messo come primo punto dell’agenda la cessione di sovranità. Nessun dubbio sembra entrare nella testa di Mattarella, fermamente convinto che la struttura europea sia in grado di sopperire alle deleghe statali.

Se tuttavia il Presidente della Repubblica guardasse indietro con più attenzione ai fatti storici, potrebbe notare una certa similitudine tra le politiche e gli atteggiamenti presi dagli Stati vincitori di quella Guerra, su tutti la Francia, contro gli sconfitti, e quelli assunti oggi verso i cosiddetti “maiali d’Europa”, meglio conosciuti come PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Cento anni fa quegli atteggiamenti furono preludio per il secondo conflitto mondiale. E i vincitori di oggi (la Germania) come quelli di ieri, hanno imposto condizioni durissime agli sconfitti.

Oggi come ieri quel Trattato di Maastricht ci ricorda sempre più da vicino quel Trattato di Versailles, forse unica vera causa scatenante del secondo “macello”, per dirla alla Cazzullo, mondiale. Oggi come ieri, quell’Unione europea, nel delegittimare il dissenso montante ci ricorda molto da vicino quella Santa Alleanza che cercò inutilmente di portare indietro le lancette della storia. Oggi come ieri dobbiamo constatare l’incapacità delle persone al potere di comprendere i mutamenti in atto ed evitare davvero gli errori del passato.

 

Di Gabriele Tebaldi

Gabriele Tebaldi
Classe 1990, giornalista pubblicista, collabora con Elzeviro dal 2011, quando la testata ha preso la conformazione attuale. Laurea e master in ambito di scienze politiche e internazionali. Ha vissuto in Palestina, Costa d'Avorio, Tanzania e Tunisia.

Cerca ancora

#Fakenews Mentana: rigirate le parole di Tajani su Mussolini

Un giornalista dovrebbe soprattutto ricercare la verità. Ecco perché ormai Enrico Mentana si palesa ormai …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciannove − 1 =