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Carta d’identità elettronica: la situazione in Italia

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Ormai più di 15 milioni di cittadini italiani posseggono la carta d’identità elettronica (CIE), eppure l’impiego ad essa correlato risulta ancora limitato. Ecco perché l’ultimo indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI 2020) pubblicato lo scorso 19 giugno dalla Commissione Europea, ha collocato l’Italia al 24° posto tra i 28 paesi membri.

I risultati dell’Italia nel DESI 2020.

Il DESI nel dettaglio

Secondo il rapporto, in Italia solo il 32% della popolazione risulta dedita all’impiego di servizi e-government. Un dato ben al di sotto della media europea, che si attesta al 67%. I dati risalgono all’anno scorso e sono quindi precedenti la pandemia. Il grafico mostra come l’Italia sia in una buona posizione per quanto riguarda la preparazione al 5G, perché sono state assegnate tutte le bande pioniere e lanciati i primi servizi commerciali. Ma vi sono diversi aspetti preoccupanti. Tra questi il capitale umano, l’uso dei servizi internet e l’integrazione dei servizi digitali.

Infatti, il numero di specialisti e laureati italiani nel settore ICT è molto al di sotto della media UE. Le carenze di competenze digitali portano allo scarso utilizzo di servizi internet. Di fatto, solo il 74% di italiani utilizza internet regolarmente. E nonostante il paese offra abbastanza servizi di e-government, il loro utilizzo rimane scarso. Anche le imprese italiane presentano ritardi nell’impiego del commercio elettronico e di nuove tecnologie.

La situazione dell’Italia nelle singole dimensioni prese in considerazione dal DESI.

Gli aspetti positivi della CIE

Nonostante il suo scarso utilizzo, la CIE rispetta i più alti standard di sicurezza previsti dal regolamento europeo sui sistemi di identificazione (EIDAS) e semplifica ogni procedura. Il Poligrafico ha anche sviluppato l’app gratuita Cie Id, disponibile sia per Android che per iOS, che attraverso il sistema “Entra con Cie” consente di utilizzare la carta d’identità come chiave di accesso ai servizi delle pubbliche amministrazioni italiane e degli altri stati membri dell’Unione europea.

La nuova carta d’identità elettronica italiana funziona come una vera e propria piattaforma. L’obiettivo principale è l’identificazione, ma il suo impiego può includere contesti molto diversi. Ad esempio, le operazioni di riconoscimento da parte delle forze dell’ordine per transitare attraverso e-gate, tornelli o aree ad accesso controllato. O ancora aeroporti, stadi e metropolitane. Inoltre, la sua compatibilità con strumenti di pagamento (Psd2) o abbonamenti elettronici permette di immaginari un futuro in cui avere in un unico supporto digitale, in piena sicurezza, tutti gli strumenti oggi adoperati per questi servizi.

L’applicazione Cie Id, ideata per gestire la carta d’identità elettronica ed utilizzarla in modo semplice.

Un confronto con lo SPID

Come abbiamo già detto, le emissioni di CIE hanno ormai superato quota 15 milioni. Mentre le emissioni Spid (Sistema pubblico d’identità digitale), superano di poco le 7 milioni di unità. Tuttavia, per le prime esistono solo poche centinaia di servizi attivi, mentre le seconde ne vantano 4500. Il motivo di questa differenza non si capisce, soprattutto considerando che entrambe le soluzioni condividono tecnologie simili. Per questo Stefano Imperatori, direttore Sviluppo soluzioni integrate di Poligrafico e Zecca dello Stato, ha sottolineato durante il Forum Pa 2020 – principale evento nazionale per la modernizzazione della pubblica amministrazione – quanto sarebbe agevole e non dispendiosa la diffusa abilitazione della CIE.

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Di Barbara Toscano

Barbara Toscano
Studentessa di Comunicazione, ICT e Media all'Università di Torino, con una passione per gli affari internazionali e la tecnologia.

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