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Caro Lerner, quousque tandem?

Il celebre conduttore, dopo esser stato uno dei più ferventi sostenitori dell’intervento militare contro Gheddafi, ha avuto la faccia tosta di pontificare sulla “nuova shoah” libica. Naturalmente, in totale assenza di contraddittorio.

 

Quanto accaduto giovedì sera nella trasmissione Piazza Pulita è stato a dir poco stucchevole. Gli spettatori dell’emittente di Urbano Cairo hanno potuto assistere, in presa diretta, alle criticità degli ingranaggi del sistema mediatico italiano, oramai incrostati dopo anni di lottizzazione da parte di una specifica corrente intellettuale. Una corrente all’interno della quale, Gad Lerner può essere serenamente annoverato come uno dei padri costituenti.

Il celebre giornalista “apolide”- come ama qualificarsi – ha sfruttato la visibilità concessagli da Corrado Formigli, dapprima dissertando in maniera entusiastica del tanto discusso George Soros, per poi proseguire il monologo con una riflessione sulla “nuova shoah” libica.

 

“Viva Soros”

Lo “speculatore-filantropo” George Soros

Non v’è dubbio che il nome del “filantropo” ungherese corrisponda ad un passe-partout che i complottisti utilizzano, spesso in maniera inappropriata, per giustificare ogni sorta di cataclisma sul pianeta terra, ma questo non può modificare una nozione biografica di base: nel 1992 Soros, attraverso un’operazione di speculazione finanziaria sulla valuta nostrana, guadagnò oltre un miliardo di dollari, causando allo stato italiano una contemporanea perdita di 48 miliardi (sempre dollari, non lire eh). Non esattamente il profilo che – senza scadere nel cospirazionismo da osteria – qualsiasi italiano, con un’oncia di attenzione per l’interesse del proprio paese, vorrebbe che venisse lodato sulla televisione nazionale.

Il tutto, senza considerare un altro ossimoro intrinseco nel “viva Soros!” scandito in pompa magna da Lerner. Com’è possibile che uno con il suo retaggio culturale pronunci un’esclamazione di questo tipo? E’ mai possibile che, dopo mesi di arringhe antileghiste e di appelli contro un paese sempre più cinico, meno empatico e meno disposto all’accoglienza verso i più bisognosi, uno speculatore che manda in tilt l’intera economia di uno stato nazionale, diventi semplicemente uno che “ha fatto il suo mestiere”?  E’ un evidente cortocircuito logico, o rappresenta una delle solite traveggole da dietrologi?

 

Le lacrime di coccodrillo sulla Libia

Una cartolina della Libia postGheddafi

Cionondimeno, ad aver lasciato davvero increduli è stata una considerazione formulata pochi minuti più tardi: in Libia sarebbe in corso “una nuova shoah, della quale non potremo dire che non sapevamo”.  A questo proposito, giova ricordare come il famoso conduttore, all’epoca, sia stato uno dei più ferventi sostenitori dell’intervento militare contro Gheddafi. Lo stesso intervento che ha destabilizzato un paese sovrano e politicamente stabile (senza entrare nel merito dei nostri interessi energetici), provocando un trasferimento di poteri dalle mani delle istituzioni locali a quelle delle bande armate islamiste: per capirci, quelle che stanno perpetrando la “nuova Shoah”.

Ora, va bene la libertà di espressione, ma… quousque tandem? Per quanto ancora questi individui potranno godere di una simile immunità? Per quanto ancora potranno essere così sfacciatamente deresponsabilizzati? In un sistema mediatico con un minimo di decoro deontologico, il signore in questione sarebbe stato relegato, un po’ come il Bruce Nolan di “Una settimana da Dio”, alle inchieste di secondo piano sulle televisioni locali: ma qui no! Dopo che l’invasione militare – definita dall’oracolo “grande chance democratica” – e la guerra civile successiva hanno causato un numero sconosciuto di vittime e più di mezzo milione di sfollati, Gad Lerner gode ancora della credibilità necessaria per essere invitato da un’emittente come LA7 a pontificare (naturalmente senza contraddittorio) sul dramma libico.

E poi il problema sarebbe la trasmissione “sovranista” di Freccero.

Di Filippo Klement

Filippo Klement
Classe 1990, ha studiato giurisprudenza, a latere un vasto interesse per la storia contemporanea e la politica.

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