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I dati Oxfam e la soppressione della questione di classe

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Ieri, durante un’edizione di Sky TG24, sono stati citati i dati Oxfam sulla diseguaglianza mondiale. Si tratta di numeri piuttosto noti ed in costante peggioramento, ma per l’interpretazione dei quali l’emittente di Murdoch è riuscita a trovare una chiave di lettura davvero sorprendente: il conflitto in essere non sarebbe di classe, bensì biologico e generazionale.

di Andrea Zhok

Le duemila persone più ricche possiedono risorse pari a quelle del 60% della popolazione del pianeta; l’1% più ricco possiede più del doppio della ricchezza di 6,9 miliardi di persone (l’89,6% della popolazione mondiale); in Italia il 20% più ricco possiede il 70% delle risorse, mentre il 20% più povero ne possiede l’1,3%.  Tutto ciò dovrebbe essere sufficientemente scandaloso, e lo sarebbe molto di più se si comprendesse che le differenze economiche, quando sono ampie, rappresentano senz’altro differenze di potere e di diritto.

Dunque quei dati sono uno schiaffo in faccia a tutti quelli che si congratulano per l’estendersi dei regimi democratici nel mondo (regimi spesso cortesemente esportati con deflagranti servizi di posta aerea). Nonostante la tragicità del quadro, ci si poteva compiacere per il fatto che la notizia fosse passata e che se ne potesse discutere.

Uno dei grafici mostrati da Sky

 

Troppo presto. Nella chiusa del servizio la morale di quanto riportato in precedenza viene riassunta con la seguente frase: “E a pagare lo scotto di queste diseguaglianze sono sempre i giovani e le donne.” Questa mossa, a suo modo geniale, sopprime di colpo l’intero senso di quanto appena detto, annullandone ogni potenziale di disturbo al manovratore. Spostando l’obiettivo sulla condizione di ‘giovani’ e ‘donne’ quella che appariva pima facie come una drammatica denuncia di natura economico-strutturale diviene invece un confronto tra categorie biologiche: giovani vs. anziani, donne vs. uomini.

Il risultato di questo spostamento di obiettivo è immediatamente quello di neutralizzare la questione di classe, questione che chiama in causa il sistema di produzione e distribuzione, e di sostituirla con una questione di costume e antropologica. Non si tratta più di allertare i poveri circa la loro condizione di subordinazione rispetto ai ricchi, ma di tracciare la linea di conflitto su un fronte di carattere biologico, che per ciò stesso è per essenza insuperabile ed eterno.

Il grafico a torta sulla cattiva distribuzione del reddito nel nostro paese

 

Perchè dovrebbe essere ovvio che una società senza classi è teoricamente possibile, a differenza di una società senza giovani e anziani, o senza uomini e donne. Così come dovrebbe essere ovvio a tutti che, per dire, i problemi di Meghan Markle in Windsor (la giovane + donna di cui si è parlato di più nella scorsa settimana) non sono, né saranno in futuro, quelli dei giovani e/o delle donne che appartengono al rimanente 90% del mondo.

Peraltro, essendo la struttura della ricchezza odierna ampiamente fondata sui lasciti famigliari (v. Piketty), nella quasi totalità dei casi i giovani benestanti sono e rimarranno tali, precisamente come i giovani maschi con le pezze al culo sposeranno donne con le pezze al culo per divenire insieme vecchi con le pezze al culo, pezze che lasceranno in gelosa eredità alla generazione seguente. Ma nonostante la sfacciataggine di questa piccola frode concettuale, non c’è alcun dubbio che moltissimi ci cascheranno mani e piedi, senza notarne il carattere di dissimulazione e rimozione.

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