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Falle del terrorismo psicologico sul debito pubblico

Il rendimento dei BTP è in calo. Un dato da attribuire alle politiche della BCE più che alla variazione del debito pubblico e che smaschera, una volta per tutte, la quarantennale retorica antistatalista.

di Giuseppe Masala

Nel bel mezzo di questa surreale crisi di governo agostanza, il rendimento del BTP decennali ha sfondato la soglia psicologica dell’1%: per la precisione 0,991%. Un dato semplice, ma che manda in crisi l’ormai quarantennale narrazione secondo la quale il tasso del debito pubblico è correlato alla crescita dello stock del debito pubblico stesso.

In realtà, questo tasso è collegato inesorabilmente a dinamiche istituzionali. Ed in particolare di una precisa istituzione: la banca centrale. Tradotto, è stata sufficiente l’aspettativa di una nuova tornata di Quantitative Easing della BCE (alla quale va sommata la tornata certa dell’LTRO) per far crollare i tassi anche nei paesi con uno stock di debito pubblico alto.

Quando avremo smaltito la sbronza della quarantennale retorica contro il debito pubblico, forse, ci renderemo conto che non necessariamente avere i rendimenti bassi sui titoli di stato è per forza di cose un fattore positivo.

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Tassi bassi sul debito pubblico certamente significa minor spesa corrente per lo stato, ma dall’altro lato, significa inaridimento di una fonte di reddito fondamentale per il sistema bancario e per il risparmio in generale. Da ciò ne discende che debito pubblico in crescita non è necessariamente male e che debito pubblico in decelerazione non è necessariamente bene.

La debitopubblicofobia nasce da una quarantennale sbronza antistatalista. O, meglio ancora, il terrorismo sul debito pubblico nasce dalla non compresione del significato economico della cosa in sé: debito pubblico non è nient’altro che mobilitazione di risparmio fatta dalla stato per il raggiungimento dei fini che si è preposto.

Invece gli antistatalisti ci hanno dipinto un terrorismo sopra; attraverso questa narrazione infatti, hanno visto la possibilità di imporre la loro società ideale del cosiddetto “stato minimo“, tramite la pratica nota dell’ “affamare la bestia”. Disgraziatamente, gli unici che hanno finito per affamare sono i popoli.

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